Un bastimento
 
ITALIANI: UN POPOLO DI MIGRANTI

Tra la metà del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo molti italiani emigrarono nelle Americhe. L'enorme povertà in cui versava gran parte della popolazione del nascente stato italiano, spinse circa 24 milioni di persone a cercare sostentamento e fortuna nel nuovo continente.  L'emigrazione interessò tutta l'Italia, toccando  in particolare, tra il 1876 e il 1900, le tre regioni che fornirono da sole il 47% del contingente migratorio: il Veneto (17,9%), il Friuli Venezia Giulia (16,1%) e il Piemonte (12,5%).
La situazione si capovolse nei due decenni successivi, quando il primato migratorio passò alle regioni meridionali: in questo frangente fu la Sicilia a dare il suo maggior contributo, con 1.126.513 emigranti (12,8%), seguita dalla Campania con 955.1889 (10,9%). I tratti caratteristici di questa emigrazione furono l'alto tasso di mascolinità (80% nel periodo iniziale), la giovane età (tra i quindici e i quarant'anni), e l'accentuata temporaneità (negli anni 1861-1940 solo un terzo decise di fermarsi definitivamente all'estero).
Si trattò di un esodo di popolazione agraria, prevalentemente analfabeta. I contadini, agricoltori e braccianti non furono gli unici protagonisti: artigiani, muratori e operai li accompagnarono. Tra i motivi dell'esodo, oltre agli effetti della crisi agraria degli anni ottanta dell'Ottocento e l'aggravarsi delle imposte nelle campagne meridionali a seguito dell'unificazione del paese, è da considerare anche il declino dei vecchi mestieri artigiani e delle industrie domestiche, soppiantate dalle nascenti fabbriche modernizzate.